CNIT, La Défense - La facciata principale

Il CNIT, un record in architettura

La serie dei nostri articoli sull’architettura non può non iniziare con il CNIT, riconoscibile vela bianca che caratterizza La Défense. Non solo perché è il primo edificio costruito nel quartiere ma anche perché ne è uno dei simboli e, non ultimo, perché è frutto di prodezze architettoniche senza precedenti.

Come nasce il CNIT

Siamo nel secondo dopoguerra, è forte il desiderio di ricostruzione e di affermazione della Francia. Fra le varie iniziative di rilancio, si pensa ad un’Esposizione Universale, idea che fa però fatica ad affermarsi, tant’è che la prima Expo del secondo dopoguerra avrà luogo nel 1958, ma a Bruxelles.

Era senza fare i conti con Emmanuel Pouvreau. Influente e tenace presidente del Syndicat des constructeurs français de machines-outils (Sindacato dei costruttori francesi di macchine utensili), già dal 1948 pensa a un centro espositivo per promuovere l’industria meccanica francese. Viene scelto un terreno triangolare, di 250 metri di lato, lasciato libero da una vecchia fabbrica, ad ovest di Parigi, vicino al Rond-point de la Défense, la rotonda il cui nome è dovuto alla statua che vi è installata, La Défense de Paris, dello scultore Louis-Ernest Barrias, ancora presente oggi in mezzo ai grattacieli.

CNIT, La Défense - La rotonda de La Défense e il CNIT da poco ultimato
La rotonda de La Défense e il CNIT all’inizio degli anni ’60 – © Archivio EPAD

All’epoca il quartiere degli affari non esisteva e la rotonda segnava la fine dell’Axe historique Vai alla voce nel Glossario de La Défense.

Nel 1950, Pouvreau crea la Société civile de mécanique per acquistare il terreno. Nel 1954, l’impresa diventa Société anonyme du Centre National des Industries et des Techniques, dando origine alla sigla CNIT (Centro Nazionale delle Industrie e delle Tecniche).

Pouvreau si rivolge a tre architetti del Ministero della Ricostruzione che lavoravano già ad un piano di sviluppo del quartiere, assegnando loro un obiettivo destinato a massimizzare lo spazio espositivo: “occupare un massimo di terreno con un minimo di supporti”. Questi architetti, Robert Camelot, Jean de Mailly e Bernard Zehrfuss, che ritroveremo in diverse altre realizzazioni nel nascente quartiere degli affari, sono tutti e tre vincitori del prestigioso Prix de Rome Vai alla voce nel Glossario de La Défense. Gli architetti propongono una volta triangolare, senza pilastri interni, che si regge su tre punti di appoggio, uno in ogni angolo.

La storia del CNIT

Amministrativamente, la storia della costruzione del CNIT inizia nel mese di novembre 1954 con la richiesta di concessione edilizia, accordata nel 1955, permettendo così un inizio dei lavori l’8 luglio 1956.

Il progetto particolarmente audace e innovativo per l’epoca si presenta sotto la forma di una volta triangolare retta soltanto da tre punti di appoggio. A rendere l’impresa particolarmente complessa sono le dimensioni della struttura: 218 metri di lato, 50 metri di altezza al centro. L’area coperta potrebbe ospitare la Place de la Concorde!

“I Re Magi”, così sono stati soprannominati i tre architetti, si avvalgono fra l’altro della collaborazione dell’ingegnere italiano Pier Luigi Nervi, esperto di strutture in calcestruzzo e all’epoca impegnato nella realizzazione della sede dell’UNESCO a Parigi.

E’ Nicolas Esquillan, ingegnere responsabile della messa in opera della costruzione, ad individuare la soluzione finale: un doppio guscio sottile di calcestruzzo armato appoggiato su tre pilastri interrati.

CNIT, La Défense - La soluzione finale proposta da Nicolas Esquillan
La soluzione finale proposta da Nicolas Esquillan – © Archivio EPAD

Ogni guscio ha uno spessore di 6,5 cm e i due sono separati da un’intercapedine che consente l’accesso per la manutenzione. In scala, la volta è 20 volte più sottile di un guscio d’uovo! All’epoca – e ancora oggi – una realizzazione unica al mondo per le sue dimensioni.

Nella costruzione si ricorre in modo massiccio alla prefabbricazione di numerosi elementi della struttura in un sito appositamente allestito a 3 chilometri dal cantiere, limitando così l’impiego di risorse tecniche e umane e riuscendo a concentrare la costruzione dal 1956 al 1958.

CNIT, La Défense - La targa che ricorda l'opera di Nicolas Esquillan nella costruzione del CNIT
La targa che ricorda l’opera di Nicolas Esquillan, all’interno del CNIT

Anche se la realizzazione non era ancora totalmente ultimata, quella che viene considerata la data di inaugurazione del CNIT è il 12 settembre 1958. Quel giorno, l’allora presidente della Repubblica, René Coty visita il primo salone Mécanelec, tanto voluto da Pouvreau. Lo stesso giorno, il CNIT riceve la visita dell’allora Primo ministro, il generale Charles de Gaulle e di diverse personalità, fra le quali André Malraux futuro autorevole Ministro degli Affari culturali che esclamò: “Depuis les grandes cathédrales gothiques, on n’a rien fait de semblable !” (Niente di simile è stato fatto dopo le grandi cattedrali gotiche!).

Successivamente, l’opera è stata completata dalle tre grandi vetrate laterali che chiudono la struttura, opera di un altro famoso architetto: Jean Prouvé. Particolarità di queste facciate è che sono indipendenti dalla struttura e non contribuiscono al suo sostegno.

Il CNIT centro espositivo

Da allora e per una ventina d’anni, il CNIT diventa il punto di riferimento per le esposizioni e i saloni internazionali. Ospiterà Mécanelec, il Salon des Arts ménagers (arti domestiche), le Floralies internationales (trasformando il CNIT in una gigantesca serra), il Salon nautique international de Paris (dedicato alla nautica), il SICOB (informatica e comunicazione). Non solo ma diventa, in Francia e all’estero, il “biglietto da visita” del nascente quartiere degli affari de La Défense contribuendo a promuoverne l’immagine e lo sviluppo.

Nella seconda metà degli anni ’70, risente però della crisi, delle mutate esigenze espositive e della nascita intorno a Parigi di diversi centri espositivi più moderni. Ma è soprattutto lo sviluppo del quartiere degli affari – che ha contribuito a far nascere – che segna il suo declino. Nel 1978, con la costruzione sopraelevata della dalle Vai alla voce nel Glossario de La Défense, rimane interrato per un terzo della sua altezza, e perde di interesse fino a diventare quasi inutilizzato nei primi anni ’80.

La prima ristrutturazione

Nel 1988, il CNIT subisce una prima ristrutturazione da parte della Sari il cui presidente Christian Pellerin ha l’ambizione di trasformarlo in un centro di affari internazionali. Lo studio degli architetti Andrault et Parat riceve l’incarico e, con la collaborazione di Bernard Zehrfuss, in poco più di un anno avviene la trasformazione. La volta e le facciate vetrate non subiscono cambiamenti ma l’interno viene completamente riorganizzato e ristrutturato. Addio centro espositivo. Si fanno largo largo un albergo, una serie di uffici, uno spazio commerciale e un gigantesco show-room destinato alle nuove tecnologie, l’Informart. Infine, un centro congresso viene costruito nei piani interrati. Per segnare il cambiamento, il CNIT viene ribattezzato Centre des Nouvelles Industries et Technologies (Centro delle Nuove Industrie e Tecnologie), nome che mantiene ancora oggi.

La seconda ristrutturazione

Il poco successo di questa iniziativa, malgrado la realizzazione avvenuta a tempo record, ha portato ad un cambio di proprietà e a una seconda ristrutturazione. Il nuovo proprietario, Unibail-Rodamco, ha affidato il progetto agli architetti Cuno Brullmann et Jean-Luc Crochon e la terza vita del CNIT inizia con la sua inaugurazione il 21 ottobre 2009. Internamente è stato sviluppato un vero e proprio centro commerciale e ampliato lo spazio per uffici. Ma è soprattutto il rapporto del CNIT con La Défense che è stato ripensato. La dalle Vai alla voce nel Glossario de La Défense è stata parzialmente rimossa ed è stato eliminato l’interramento creando un fossato di 15 m di larghezza intorno all’edificio, per rendere di nuovo visibili la parte bassa della costruzione e i suoi tre sostegni. Inoltre, cinque passerelle permettono di accedere al CNIT direttamente dalla dalle e quindi dal Parvis Vai alla voce nel Glossario de La Défense. Non solo ma, nel seminterrato il centro congressi ha ormai un collegamento diretto con i mezzi pubblici tramite la sala d’accesso di Coeur Transport Vai alla voce nel Glossario de La Défense. Infine, l’intervento ha avuto l’obiettivo di rendere l’interno il più possibile luminoso, favorendo l’ingresso della luce naturale nell’edificio. Obiettivo raggiunto! La luminosità interna è veramente spettacolare.

CNIT, La Défense - Una vista dell'interno dopo la seconda ristrutturazione
Una vista dell’interno del CNIT dopo la seconda ristrutturazione

I record del CNIT e i numeri

  • un triangolo equilatero di 218 m di lato
  • una volta che pesa circa 17.000 tonnellate con 3 soli punti di appoggio
  • un’altezza al centro di 50 m
  • due gusci di calcestruzzo armato di spessore minimo di 6,5 cm
  • una superficie coperta di circa 22.500 m²
  • un volume di circa 900.000 m³
  • 280 km di tubi per costruire le impalcature
  • 37.000 m³ di calcestruzzo armato di cui 6.070 m³ per la sola volta
  • le pareti costituiscono la più grande vetrata del mondo per superficie 22.000 m²
  • in sintesi: la struttura autoportante (senza pilastri di sostegno) più grande al mondo.
CNIT, La Défense - La volta del CNIT nella parte centrale
La volta del CNIT nella parte centrale

I lati nascosti del CNIT

Possiamo dire che il CNIT ha contribuito a lanciare La Défense e che è La Défense stessa ad averlo “sotterrato” e ad aver contribuito al suo declino. Malgrado questo, e oltre alle sue caratteristiche da record, la costruzione del CNIT prefigura uno degli ingredienti chiave del successo de La Défense: la stretta collaborazione fra privato e pubblico, il primo per lo spirito imprenditoriale e i finanziamenti, il secondo per gli interventi urbanistici, lo sviluppo dei servizi e più in generale lo spirito di collaborazione.

Se visitate il Musée Carnavalet, bellissimo museo sulla storia di Parigi, potete incontrare un quadro di Jean Monneret del 1961 intitolato “La construction du palais du C.N.I.T (Centre National des Industries et des Techniques), à La Défense” (La costruzione del palazzo del CNIT, a La Défense).

Jean Monneret, La construction du palais du C.N.I.T (Centre National des Industries et des Techniques), à La Défense - Copyright © © Musée Carnavalet / Roger-Viollet
Jean Monneret, La construction du palais du C.N.I.T (Centre National des Industries et des Techniques), à La Défense – Copyright © © Musée Carnavalet / Roger-Viollet

Emmanuel Pouvreau, senza il quale il CNIT non avrebbe visto la luce, è ricordato a La Défense con una delle opere d’arte sparse nel quartiere: la Stèle Pouvreau (la stele Pouvreau). Ve ne parleremo in un altro articolo ma nel frattempo provate a cercarla andando a spasso per il quartiere. Non è fra le opere più monumentali né vistose ma è vicina al CNIT …

Lo sapevate che al CNIT si produce miele? Ma questa è un’altra storia …

Fra i lati meno nascosti del CNIT è invece il suo uso come supporto pubblicitario gigante. Se passeggiate sul Parvis Vai alla voce nel Glossario de La Défense, vi potrà capitare di vedere la facciata principale del CNIT interamente ricoperta da un pannello che illustra qualche prodotto tecnologico.

CNIT, La Défense - Il CNIT è un grande cartellone pubblicitario
Il CNIT? Un grande cartellone pubblicitario!

Per sapere cosa capita oggi, niente di meglio del sito del CNIT.

L'araignée rouge (Il ragno rosso) di Alexander Calder a La Défense

Il ragno rosso de La Défense (L’araignée rouge)

L’araignée rouge de La Défense

Cosa c’è di più leggero di un ragno, che può camminare sulla sua tela senza spezzarla?

Ma non tutti i ragni sono uguali.

L'araignée rouge (Il ragno rosso) di Alexander Calder a La DéfenseUna delle sculture-simbolo de La Défense è quella chiamata L’araignée rouge (Il ragno rosso), che pesa ben 75 tonnellate, per un’altezza di 15 metri. 75 tonnellate di acciaio e vernice rossa, opera dello scultore americano Alexander Calder. Non potete non vederla: uscendo dalla stazione La Défense della metropolitana o del RER, scendendo lungo l’Esplanade, la incontrate sulla sinistra.

Alexander Calder

Alexander Calder è nato nel 1898 negli Stati Uniti, e dopo essere diventato ingegnere e aver fatto lavori di vario genere, decide di dedicarsi alla carriera artistica. Nel 1926 si trasferisce a Parigi dove conosce personalità come Joan Miró, Jean Cocteau, Man Ray, Robert Desnos, Fernand Léger, Le Corbusier, Theo van Doesburg e Piet Mondrian. Nel 1953 trasloca a Saché, piccolo villaggio a sud di Tours, nel centro della Francia, dove successivamente costruisce un suo studio, oggi trasformato in una residenza d’artista: l’Atelier Calder.
La sua prima opera di rilievo fu Il Circo Calder, un circo in miniatura costruito in fil di ferro, stracci, gomma e vari materiali di recupero (oggi al Whitney Museum di New York) che lui stesso manovrava in diversi spettacoli in Europa e in America con notevole successo.

Calder che manovra il suo Circo, in un film del 1955 di Jean Painlevé

Quest’opera ha segnato l’inizio dell’attività di Calder nell’arte cinetica, filone artistico che nasce all’inizio del ventesimo secolo e introduce il movimento nell’opera d’arte, sia esso reale grazie a parti in movimento oppure provocato da effetti ottici.

Mobiles e stabiles

Ad aver reso famoso Calder, sono però le sue sculture in movimento, che pur composte da pesanti lastre d’acciaio si animano al minimo soffio di vento, dando un’impressione di estrema leggerezza. Sculture note come mobiles, dal nome che gli attribuì l’artista francese Marcel Duchamp.

Alexander Calder - Spirale - Palais de l?UNESCO - Paris
Alexander Calder – Spirale – © Droits réservés – © Photo: UNESCO/M. Claude

Uno di questi – Spirale, 2 tonnellate di acciaio nero, per 12 metri di altezza – si può vedere nel giardino del Palazzo dell’UNESCO, nel centro di Parigi.
Ma L’araignée rouge non è certo un mobile! Rientra in un’altra famiglia di opere artistiche di Calder, dove la leggerezza e l’eleganza non sono nel movimento ma nella forma, i cosiddetti stabiles, dal nome che un altro artista, Jean Arp, gli ha dato proprio in contrapposizione con i mobiles. E per essere stabile, Il Ragno Rosso è stabile!

Alcuni di questi stabiles hanno fra di loro un’aria di famiglia.

Alexander Calder - Flamingo - Chicago, USA
Alexander Calder – Flamingo – Chicago, USA – © City of Chicago, USA

L’araignée rouge che vediamo a La Défense viene spesso collegata ad un’altra opera dell’artista, Flamingo (Fenicottero) installato nella Federal Plaza di Chicago, che pesa “solo” 50 tonnellate ed è alto 16 metri.

Uno stabile posto davanti al World Trade Center di New York, Bent Propeller, è stato distrutto nell’attentato dell’11 settembre 2001.

Come è stata realizzata L’araignée rouge?

Calder ha costruito un modello in lamiera sottile, di pochi centimetri di altezza. Successivamente, sono stati preparati i piani esecutivi in scala dell’opera ed infine l’impresa Biémont, di Tours, specializzata nella carpenteria pesante, ha realizzato le diverse parti della scultura, poi trasportate e assemblate a La Défense. L’impresa Biémont, che ha vissuto momenti di gloria dal 1962 al 1977 realizzando la maggior parte degli stabiles di Calder, oggi non esiste più: non resistendo alla crisi e ha cessato l’attività nel 2011.

Calder in Italia

Mentre numerose sono le opere di Calder esposte negli Stati Uniti e in Francia, solo due sono visibili in Italia. La prima è Teodelapio, davanti alla stazione ferroviaria di Spoleto. La seconda, Sabot, è forse un po’ meno facile da vedere: installata nel giardino di Villa Taverna, residenza dell’ambasciatore americano a Roma, è stata temporaneamente rimossa per essere restaurata. Ma potete vedere l’opera in fotografia, addirittura vicino al Segretario di Stato John Kerry in marzo 2014.

La posizione de L’araignée rouge à La Défense è stata scelta da Calder stesso, al momento dell’installazione nel 1976, anno della sua morte avvenuta a New York.

Quest’opera è una delle tante presenti a La Défense che vi racconteremo negli articoli che dedichiamo all’arte.