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L'oiseau mécanique - Philolaos (1972)

Philolaos Tloupas a La Défense

Il primo artista a La Défense

Artista greco poco noto in Italia, Philolaos Tloupias ha lavorato molto in Francia, ottenendo significativi apprezzamenti e riconoscimenti. E’ presente nel museo all’aperto de La Défense con tre opere: L’oiseau mécanique (L’uccello meccanico), Les nymphéas (Le ninfee) e Les cheminées (I camini). L’oiseau mécanique, anche se non è l’opera più nota né meglio valorizzata del quartiere, ha un significato particolare: come già accennato, è l’opera la cui installazione nel 1972 ha segnato la nascita del museo all’aperto de La Défense. Da allora si sono susseguite le installazioni della settantina di opere che oggi si possono ammirare.

Philolaos Tloupas, detto Philolaos

Philolaos Tloupas, detto Philolaos, è nato il 4 marzo 1923 a Larissa (Grecia). Entra nel 1944 alla Scuola delle Belle Arti di Atene dove studierà, fino al 1947, con gli scultori Michalis Tombros e Athanassios Apartès, quest’ultimo allievo a sua volta del famoso scultore francese Bourdelle.

Terminato il servizio militare, nel 1950, dopo aver conseguito il diploma, si trasferisce in Francia dove frequenta l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, nell’atelier di Marcel Gimond dove inizia a lavorare il metallo.

A partire dal 1954 partecipa regolarmente a mostre ed esposizioni e da allora inizia la sua vera e propria produzione artistica. Nel 1958 progetta e realizza il suo studio a Saint-Rémy-lès-Chevreuse, a sud-ovest di Parigi, dove abita.

Anche se la sua opera si esprime attraverso diversi materiali quali la terracotta, il legno, il marmo o il calcestruzzo, a rivestire un ruolo fondamentale nelle sue opere, in particolare le sculture monumentali, sarà l’acciaio inossidabile.

L’oiseau mécanique

Prima opera d’arte contemporanea commissionata nel 1971 per inaugurare il museo all’aperto de La Défense, L’Oiseau mécanique è emblematico dell’opera dell’artista. Appoggiata su uno zoccolo di calcestruzzo e realizzata in acciaio inossidabile, materiale prediletto da Philolaos, questa scultura riflette il cielo formando diverse macchie luminose.

L'oiseau mécanique - Philolaos (1972)
L’oiseau mécanique – Philolaos (1972)

Nel 1973, in un’intervista per Vogue, Jean Millier, l’allora Direttore generale dell’EPAD Vai alla voce nel Glossario de La Défense dichiarava a proposito de L’oiseau mécanique[…] Proche de la Tour Aquitaine, une œuvre en métal de Philolaos, sorte d’envolée vers le ciel d’ailes en acier sur un socle de béton” (Fonte www.vision80ch13.org) ( […] Vicino alla Tour Aquitaine, un’opera in metallo di Philolaos, su uno zoccolo di calcestruzzo, come delle ali di acciaio che spiccano il volo verso il cielo). Contribuiva così a consolidare il nome di “Uccello meccanico” per quest’opera che l’autore stesso aveva realizzato come scultura astratta, senza pensare a nessun volatile. Nome confortato dal fatto che, sotto una certa angolatura, in certe condizioni di sole riflesso sull’acciaio, si poteva pensare ad un battito di ali … nome diventato così ufficiale da essere riportato sulla targa posta a fianco dell’opera per identificarla.

Les nymphéas

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Les nymphéas – Philolaos (1989)

L’opera Les nymphéas (Le ninfee), installata a La Défense nel 1989, è composta da due sculture monumentali, sempre in acciaio, che animano due fontane in un bacino.

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Les nymphéas – Philolaos (1989)

La forma floreale di queste due sculture strizza l’occhio alle Ninfee di Claude Monet. Poste vicino a L’oiseau mécanique, in uno spazio tra due immobili di abitazione, queste sculture sono un tributo alla natura che vuole a qualunque costo riconquistare il suo spazio in mezzo al calcestruzzo. Seppur con fiori stilizzati e realizzati con un materiale moderno e freddo come l’acciaio.

Les cheminées

Diversi camini di aerazione sono sparsi per tutta l’area del quartiere per consentire il rinnovo dell’aria nel livelli sottostanti la Dalle Vai alla voce nel Glossario de La Défense oppure per evacuare i fumi di alcune strutture. Molti di questi sono nascosti, o meglio decorati da opere d’arte di vario genere.

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Les cheminées – Philolaos (1973)

La terza opera di Philolaos, più defilata e meno nota delle altre due, Les cheminées, è proprio abbinata a due camini di aerazione. Realizzate nel 1973, sono costituite da lastre di acciaio al molibdeno e coprono i camini di una panetteria e di una lavanderia. Ovviamente molto vincolate nella forma, le opere d’arte legate a camini di aerazione si sfidano a La Défense per originalità e creatività. Incontreremo per esempio:

* Mosaïque e Vive le vent dell’artista Michel Deverne
* Le Moretti di Raymond Moretti
* Les Trois Arbres di Guy-Rachel Grataloup
* Cheminée végétale di Édouard François.

Altre opere di Philolaos

Nel quartiere de La Défense sono state installate altre opere dell’artista, alcune delle quali ancora presenti, una nell’ingresso della Tour Total e l’altra in quello dell’Immeuble Carillon. Essendo frutto di commesse private, non rientrano nel patrimonio pubblico del museo all’aperto.

Oltre a quelle presenti nel quartiere, fra le numerose opere realizzate da Philolaos ne vanno citate due, particolarmente presenti nel pensiero dei Francesi.

Le Château d’eau de Valence

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Le Château d’eau de Valence – Philolaos (1971)

Nel 1962, la Città di Valence, non lontana da Lyon, avvia la realizzazione di una ZUP (Zona da Urbanizzare con Priorità) e affida il progetto del nuovo quartiere all’architetto urbanista André Gomis. Il quartiere è strutturato intorno ad un parco di ventiquattro ettari nel quale è previsto un Château d’eau (un serbatoio d’acqua a torre). André Gomis propone a Philolaos di creare una “scultura-architettura”. Egli progetta così la struttura sulla base di modelli che realizza deformando pezzi metallici. I lavori di costruzione vera e propria si svolgono dal 1969 al 1971 e fanno nascere due torri in calcestruzzo, una alta 57 metri e l’altra 52, di capacità rispettivamente 850 e 1990 metri cubi. Quando i serbatoi sono completamente riempiti, l’opera pesa diecimila tonnellate.

Nel 1981, l’opera viene premiata con il Prix du Quartier de l’Horloge, per la migliore opera d’arte urbano degli anni ’70 in Francia.

Philolaos inizia così a lavorare con architetti e paesaggisti, attività che proseguirà assiduamente integrando opere d’arte nelle realizzazioni architettoniche e diventando così “lo scultore degli architetti”.

Le Jardin des Gogottes

Le Jardin des Gogottes (Giardino delle Gogotte) è una realizzazione decisamente diversa. Ma cosa sono le Gogottes? Vale la pena di fare una piccola deviazione storica verso la letteratura francese, in particolare la letteratura per l’infanzia. Nel 1931, Jean de Brunhoff, autore-illustratore francese, crea il personaggio dell’elefantino Babar, basata su una storia che la moglie inventa e racconta ai loro figli. Babar sarà l’eroe di numerosi libri illustrati e avrà in molti paesi un consistente successo di pubblico. In un libro del 1936 fra i vari personaggi compaiono le Gogottes, creature fantastiche con l’aspetto di animali.

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Les Gogottes. © Jean de Brunhoff – Les vacances de Zéphir – Edition 1990, © 1939, Librairie Hachette

E’ da questi personaggi che Philolaos ha tratto l’ispirazione per realizzare le sue Gogottes. Dal 1951 al 1967, mentre insegna ceramica, realizza diverse sculture di Gogottes in terra e altri materiali.

Gogotte in bronzo. 24 x 24 x 13,5 cm. Collection du Musée de la ville. © Élisabeth Deschamps / Musée de la ville – Saint-Quentin-en-Yvelines.
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Gogotte polypode, Bronzo dipinto, 14,5 x 10 x 31 cm. Collection du Musée de la ville. © Élisabeth Deschamps / Musée de la ville – Saint-Quentin-en-Yvelines.

E’ invece solo nel 1996 che viene coinvolto nella realizzazione del Jardin des Gogottes nella città di Guyancourt, sempre a sud-ovest di Parigi, dove installa quattro di queste figure animali, due maschi e due femmine, adoperando cemento armato lavato e acciaio inossidabile.

Le Jardin des Gogottes
Le Jardin des Gogottes. 1996 – Philolaos. Guyancourt Villaroy. © Daniel Huchon / Musée de la ville – Saint-Quentin-en-Yvelines.
Le Jardin des Gogottes
Le Jardin des Gogottes. 1996 – Philolaos. Guyancourt Villaroy. © Daniel Huchon / Musée de la ville – Saint-Quentin-en-Yvelines.

Queste sculture sono ormai diventate un punto di riferimento per i bambini ed anche per gli adulti. Oggi la città di Guyancourt è indissolubilmente associata alle Gogottes e quindi a Philolaos.

Riconoscimenti

Durante la sua carriera, Philolaos Tloupas ha ricevuto diversi premi e onorificenze, fra i quali la Médaille des Arts Plastiques dall’Académie d’Architecture (1984), ed è stato insignito del titolo di Officier de l’Ordre des Arts et Lettres (2005).

Philolaos è deceduto il 18 settembre 2010, all’età di 87 anni, a Parigi.

Per saperne di più

Anche se non sembra più aggiornato, il sito ufficiale dell’artista fornisce numerose informazioni sulle sue opere e sulla sua carriera.

Ringraziamenti

Ringraziamo Marina Assaël-Tloupas, Isabelle Tloupas e Yorgo Tloupas pour averci gentilmente concesso l’autorizzazione a utilizzare le fotografie di opere di Philolaos in questo articolo.

Ringraziamo il Musée de la Ville de St-Quentin-en-Yvelines per la collaborazione e per averci gentilmente concesso l’autorizzazione a utilizzare le fotografie di alcune opere esposte nel museo e del Jardin des Gogottes.

 

Takis a La Défense

Buon compleanno, Takis!

Panayotis Vassilakis, detto Takis

Il 2015 è l’anno del novantesimo compleanno di Panayotis Vassilakis, detto Takis, artista greco di fama mondiale che ha due delle sue opere monumentali installate a La Défense.

Nato ad Atene il 29 ottobre 1925, i primi anni della sua vita sono segnati dalla dittatura e dalle guerre che colpiscono il suo paese. Autodidatta, inizia la sua attività artistica con sculture di gesso e nel 1954 si trasferisce a Parigi, dove incontra numerosi artisti con i quali si confronta, fra i quali Yves Klein e Jean Tinguely. Nel 1955 incontra Iris Clert, anch’essa greca, che diventerà una famosa e controversa gallerista quando, un anno più tardi, aprirà a Parigi la sua galleria. Ma è soprattutto Marcel Duchamp, che incontra spesso a New York, ad influenzarlo maggiormente. Sarà Duchamp a definirlo nel 1962 in modo particolarmente apprezzato da Takis:

“[ … ] Takis, gai laboureur des champs magnétiques et indicateur des chemins de fer doux”

Lasciamo al lettore l’ardua traduzione dei giochi di parole!

la-defense-takis-signaux04Come Fernand Léger e altri artisti qualche decennio prima, si interessa ai segnali, ai pannelli, ai semafori e alla segnaletica in generale. La storia ci racconta che, nel 1955, nella stazione ferroviaria di Calais, nel Nord della Francia, Takis rimane colpito dalla “foresta” di segnali che lo circondano. Sarà questa segnaletica ad ispirare i primi Signaux (Segnali), che diventeranno un tema fondamentale del suo lavoro.

Takis a La DéfenseQuesti Signaux nascono come lunghe aste terminate con elementi meccanici di recupero per poi evolvere in numerose forme fra le quali i Signaux Feux d’Artifice, decorati da fuochi d’artificio, o i Signaux Eoliens che assomigliano un po’ ai Mobiles di Calder, mossi dal vento. Diventeranno in seguito veri e propri segnali luminosi, sormontati da lampade di diverso colore, così come quelli che si possono vedere nelle due installazioni de La Défense.

Takis a La DéfenseMa Takis si interessa anche alla scienza, ai fenomeni fisici e soprattutto all’energia nelle sue diverse forme: magnetica, luminosa o sonora. Nel 1958, scopre i campi magnetici che diventeranno l’oggetto principale della sua ricerca. Nasceranno così numerose famiglie di opere quali Télésculptures, Murs Magnétiques, Sculptures Télémagnétiques, Télépeintures, Télélumières, Sculptures Musicales e Ballets Magnétiques (rispettivamente Telesculture, Muri Magnetici, Sculture Telemagnetiche, Telepitture, Teleluci, Sculture Musicali e Balletti Magnetici). Tutte opere nelle quali calamite, elettro-calamite e materiali calamitati nonché dispositivi elettrici giocano un ruolo fondamentale volto a unire le due anime creative di Takis che definisce sé stesso “scienziato e artista”.

Takis a La DéfenseOttiene in un campo come nell’altro riconoscimenti internazionali. In quello scientifico, basta citare i brevetti che ha depositato nonché i suoi tre anni di attività di ricerca negli Stati Uniti, al prestigioso MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Cambridge. Questi hanno portato alla creazione delle Sculptures Electromagnétiques e all’invenzione delle Sculptures Hydromagnétiques nelle quali del liquido è sospeso in aria tramite forze elettromagnetiche.

All’inizio degli anni ’60 Takis frequenta scrittori e poeti della Beat Generation come Allen Ginsberg, Gregory Corso, William Burroughs, Sinclair Beiles. Quest’ultimo giocherà, come vedremo più avanti, un ruolo importante nella “mediatizzazione” di Takis e delle sue opere.

Quegli anni sono anche caratterizzati per Takis da un’intensa attività di composizione musicale e di collaborazione con altri artisti quali coreografi e registi, attività nella quale approfondisce l’uso dei campi magnetici nella creazione musicale. Come musicista, cerca un’origine naturale per la costruzione del suono, evitando le imposizioni derivanti dalle scelte arbitrarie dell’artista. La rivista New Scientist, in un numero di dicembre 1966, nell’articolo The sounds of tomorrow (I suoni di domani) giudica Takis, Yiannis Xenakis e John Cage i più promettenti musicisti del secolo.

Takis a La Défense

In sintesi, a Takis interessa l’esplorazione delle energie “invisibili”, delle forze magnetiche, del suono, delle forze atmosferiche … per integrare nelle sue opere il movimento, la musica, la luce e i campi magnetici.

Takis a La Défense

Dagli anni ’80 in poi realizza opere monumentali su larga scala, anche all’aperto lavorando sul paesaggio urbano, principalmente in Francia. La Défense ne è un esempio significativo. Due sono le opere dell’artista presenti nel quartiere degli affari, una ad ogni estremità del vasto piazzale.

La prima ad essere stata installata, nel 1988 all’estremità est, è chiamata Le Bassin Takis, ed è costituita da 49 segnali luminosi di varie forme e colori, di altezza da 3,50 metri a 9 metri, che svettano su un bacino di 2.500 metri quadrati. Questi segnali, che sembrano installati su delle molle, oscillano e lampeggiano in una sorta di balletto ludico che ha qualcosa di ipnotico. Il loro riflesso nell’acqua del bacino, insieme a quello dei grattacieli, fa sì che l’opera si integri particolarmente bene nel contesto del piazzale. E’ una delle opere più significative dell’artista, almeno per la sua estensione.

Che l’opera si chiami proprio Le Bassin Takis, è da vedere. Come molte opere installate a La Défense, sembra impossibile conoscerne il vero nome. Se viene chiamata da molti Bassin Takis, la targa metallica posta nelle vicinanze dall’EPAD Vai alla voce nel Glossario de La Défense la identifica come Sculpture lumineuse. Per non parlare dell’autorevole Fondation Maeght, di Saint-Paul de Vence, che la denomina Signaux: vis d’Archimède. Ma che importanza ha? Noi la chiameremo familiarmente Bassin Takis.

Il Bassin Takis a La Défense
Il Bassin Takis

La seconda opera di Takis a La Défense si chiama Signaux Lumineux (a meno che sia Arbres Lumineux …) ed è stata realizzata due anni dopo, nel 1990, su richiesta dell’architetto de La Grande Arche, Johann Otto von Spreckelsen, instaurando così una sorta di dialogo con l’altra opera. Installata all’estremità ovest del quartiere, dietro la Grande Arche, richiama il Bassin Takis con qualche differenza: in questa opera i segnali sono meno numerosi – soltanto 17 – ma più alti, da 6,50 metri a 11,50 metri. E manca l’acqua!

Signaux lumineux di Takis a La Défense
Signaux lumineux di Takis

Francobollo dedicato a Takis (1993)L’artista ha ottenuto numerosi riconoscimenti ufficiali da diversi paesi e in particolare dalla Francia. Nel 1993 la Francia ha emesso un francobollo in suo onore, che rappresenta una sua opera.

Se siete a Parigi e volete vedere altre opere di Takis, vi basta andare (cosi come vi abbiamo suggerito per Calder ) all’UNESCO dove, nel 1993, sono state installate nei giardini alcune opere, oppure al Centro Pompidou.

Takis vive oggi prevalentemente ad Atene, dove ha creato nel 1986 la Fondazione Takis KETE – Centro di Ricerca per l’Arte e le Scienze.

Takis si mette in mostra

Citiamo solo tre mostre fra le innumerevoli alle quali ha partecipato Takis, una si è svolta in Italia e due sono in corso di svolgimento in questo momento:

Takis a La Défense

  • Credito Siciliano di Acireale (Acireale), dal 23 luglio al 11 settembre 2004, l’esposizione “L’opera d’arte come forma di energia” inaugura la Galleria del Credito Siciliano di Acireale presentando al pubblico un muro magnetico, porte magnetiche e segnali eolici tipici dell’opera di Takis. La mostra si è successivamente trasferita a Milano, nella sede del Gruppo presso il Refettorio delle Stelline dove è rimasta dal 1 novembre al 11 dicembre 2004.
  • The Menil Collection (Houston, USA), dal 24 gennaio al 26 luglio 2015, la mostra Takis: The Fourth Dimension, presenta 25 opere tratte dalle collezioni del museo
  • Palais de Tokyo (Parigi), dal 18 febbraio al 17 maggio 2015, la mostra Takis: Champs Magnetiques (Potete vederne una parte senza spostarvi, )

Indovinello: chi è stato il primo uomo nello spazio?

Molti risponderanno Jurij Gagarin, qualcuno aggiungerà che è stato nell’aprile 1961.

Ma questo è senza tener conto di quanto è capitato il 29 novembre 1960, nella galleria di Iris Clert a Parigi.

Quel giorno, un gruppo di invitati assisteva all’evento L’impossible, un homme dans l’espace (L’impossibile, un uomo nello spazio) ideato e organizzato da Takis. Il poeta sudafricano della Beat generation Sinclair Beiles, il capo coperto da un casco da moto e rassicurato da una rete di protezione che era stata installata, rimane sospeso in aria grazie al campo magnetico creato da potentissime elettrocalamite attivate da Takis che interagivano con le calamite legate alla cintura di Beiles. Nel mentre, il poeta recitava una sua opera, il Manifeste magnétique: “Sono una scultura. […] Vorrei vedere tutte le bombe atomiche della terra trasformate in sculture. […]”.

Qui le testimonianze divergono: secondo alcuni, sarebbe stato leggermente sollevato, secondo altri ne sarebbe stata solo rallentata la caduta, secondo altri ancora, sarebbe rimasto sospeso per ben due minuti (forse il tempo di recitare il suo testo …).

Grazie alla forza delle calamite, sembrava che Takis fosse riuscito a realizzare il vecchio sogno dell’uomo di liberarsi dall’attrazione terrestre. Sicuramente era riuscito a creare quello che oggi sarebbe chiamato un grande colpo mediatico. Il surrealismo, l’elettricità, un uomo nello spazio sei mesi prima dei Russi, sono stati gli ingredienti sufficienti per far nascere la leggenda. Leggenda che ancora recentemente è stata ripresa da autorevolissime istituzioni come Forbes nell’articolo MIT Exhibit Reveals How A Beat Poet Conquered Space Before Yuri Gagarin e dal MIT o ancora dalla Tate Gallery.

Ognuno potrà farsi la propria opinione … Noi ci accontenteremo dei poetici Signaux lumineux de La Défense che esercitano sempre sul visitatore un’attrazione che ha qualcosa di … magnetico, in particolare al calare del sole.

Signaux Lumineux su sfondo di gru del cantiere Arena 92
Signaux Lumineux su sfondo di gru del cantiere Arena 92

Buon compleanno, Takis!

Takis a La Défense

 

Il Muro di Berlino a La Défense

Il 9 novembre 2014 la Germania ha commemorato il 25esimo anniversario della caduta del Muro di Berlino. Il muro che per 28 anni aveva diviso in due la città, con tutta la sua storia di morti, di drammi privati e pubblici e di conflitti politici, cadeva segnando una nuova epoca e dando l’avvio all’unificazione della Germania e a numerose altre conseguenze sociali e politiche.

Ma cosa c’entra con il quartiere de La Défense? Partiamo dall’inizio.

Una brevissima storia del Muro di Berlino

Nel 1945, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la Germania viene divisa in quattro zone controllate da Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Unione Sovietica. E così anche Berlino.

Nel 1949, nascono dalle tre zone occidentali la Repubblica Federale Tedesca (detta Germania Ovest, con capitale Bonn) e dalla zona di occupazione sovietica la Repubblica Democratica Tedesca (detta Germania Est, con capitale Berlino Est). Berlino Ovest, parte della Repubblica Federale Tedesca, si trova così ad essere inserita nel territorio della Germania Est.

L’evoluzione sociale e politica dei due paesi provoca numerose tensioni a livello mondiale – si parla di guerra fredda – e genera un flusso migratorio da est ad ovest stimato in circa 3 milioni di tedeschi tra il 1949 e il 1961.

Nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961, la Germania Est inizia la costruzione di un vero e proprio sbarramento fra Berlino Ovest ed Est, che impedisce d’ora in poi la migrazione verso ovest. Così nasce il Muro di Berlino che negli anni successivi subirà diverse evoluzioni, addirittura la costruzione di un secondo muro, parallelo al primo, con una zona intermedia altamente controllata dall’esercito della Germania Est, per renderne sempre più difficile l’attraversamento.

Nel 1989, con il cambio delle condizioni geopolitiche in diversi paesi si percepiscono le prime spinte verso una maggiore libertà. Il 9 novembre 1989, forse non nei termini previsti dalle autorità, sono annunciate norme che liberalizzano i viaggi all’estero con decorrenza immediata. Sono aperti i valichi del Muro e nella notte del 9 e nella giornata del 10 novembre, migliaia di tedeschi dell’Est e dell’Ovest si ritrovano. La caduta del Muro di Berlino segna anche simbolicamente l’inizio delle rivoluzioni nell’Europa dell’Est con tutti gli sconvolgimenti che ne sono conseguiti.

Ma la stessa data segna anche la distruzione fisica del Muro.

La festa popolare di quei giorni e dei periodi successivi, il forte desiderio per molti di portarsi a casa un pezzo del muro come ricordo, oltre alle opere di smontaggio di alcune porzioni del Muro ad opera delle autorità berlinesi, hanno portato alla scomparsa di buona parte del Muro di Berlino. Ma dei 45.000 frammenti che lo componevano, ognuno alto 3,60 m e largo 1,20 m, del peso di circa 2.750 kg, alcuni sono sopravvissuti e si possono incontrare in giro per il mondo, spesso nei posti più impensati.

Per esempio a La Défense.

Il Muro di Berlino a La Défense

Nei numerosi anni della sua esistenza, il muro lato Ovest che divideva Berlino è stato adoperato da diversi artisti, famosi e meno famosi, come supporto per le loro opere. Alcuni dei segmenti sono stati venduti, messi all’asta o regalati dalle autorità berlinesi.

Ed è proprio quello che è capitato a La Défense dove potete ammirare tre di questi pannelli che costituiscono una delle opere d’arte facenti parte del museo all’aperto.

Nel 1990, il comune di Courbevoie (uno di quelli dove risiede il quartiere degli affari), e l’EPAD (Etablissement public d’aménagement de La Défense, l’ente di gestione dell’epoca) acquistano dal comune di Berlino Est tre segmenti del Muro per la “modica” somma di 300.000 marchi tedeschi (150.000 euro). Ma erano in ottimo stato di conservazione … e il ricavato è stato investito in opere di carattere sociale.

I tre frammenti del Muro di Berlino a La Défense
I tre frammenti del Muro di Berlino a La Défense

Non si può dire che questa opera sia stata molto valorizzata da quando è arrivata a La Défense. Dopo diversi anni passati in un deposito, è dal 1996 che è installata in un angusto passaggio, oggi poco visibile e difficilmente accessibile per via dei lavori di ristrutturazione avviati nella zona.

Chi è l’autore di quest’opera?

In realtà si tratta di due artisti: Kiddy Citny e Thierry Noir, che hanno dipinto l’opera nel 1984 lungo la Waldemarstrasse a Berlino, nel quartiere di Kreuzberg, come si può vedere dalla fotografia sottostante in cui vi sono, verso sinistra, i tre segmenti presenti a La Défense quando facevano ancora parte del Muro.

Una vista del Muro con, verso sinistra, i tre frammenti presenti a La Défense
Fotografia riprodotta per gentile autorizzazione di Kiddy Citny (Courtesy Kiddy Citny)

Kiddy Citny è un artista e musicista tedesco, autodidatta, nato nel 1957 in Germania, a Stoccarda. Cresciuto a Brema, vive a Berlino Ovest dal 1977, con soggiorni a Amsterdam e a Londra (1979), Zurigo (1980), Berna (1989/1990), Los Angeles (1993/1994) e Monaco di Baviera (2000). Nella sua carriera musicale, agli inizi degli anni ’80 ha creato il gruppo Sprung Aus Den Wolken (Saltare dalle nuvole), appartenuto al movimento artistico Geniale Dilettanten (Dilettanti geniali). Il loro brano Pas Attendre fa parte della colonna sonora del film di Wim Wenders “Il cielo sopra Berlino”. La sua carriera di artista è stata invece segnata dalle numerose opere dipinte, a partire dal 1985, sul Muro di Berlino insieme a Thierry Noir.

I frammenti del Muro a Parigi. A sinistra, l'artista Kiddy Citny
Fotografia riprodotta per gentile autorizzazione di Kiddy Citny (Courtesy Kiddy Citny)

Thierry Noir è un artista e musicista francese, nato nel 1958 a Lione, in Francia. Si è trasferito a Berlino a gennaio 1982, attratto dalla musica di David Bowie e di Iggy Pop, allora residenti a Berlino Ovest. Nel 1984, è stato il primo artista ad esprimersi dipingendo sul Muro di Berlino, iniziando così quello che sarebbe diventato il più lungo affresco del mondo. Insieme a Kiddy Citny e Christophe Bouchet, hanno dipinto cinque chilometri del Muro. Thierry Noir ha anche partecipato alle riprese del film di Wim Wenders nel quale compare in una scena proprio mentre dipinge sul Muro.

Un aneddoto / gioco: fra le sue numerose realizzazioni artistiche, ha dipinto sei Trabant per il gruppo U2, che sono state adoperate per le copertine di diversi loro single.

Volete giocare? Componendo le copertine di The Fly (1991), Mysterious Ways (1991), Even better than the real thing (1992) e Whose gonna ride your wild horses (1992) – che trovate sul sito degli U2 – ottenete un’opera di Thierry Noir. Provate e confrontate con la soluzione.

Nella foto successiva, dove i frammenti che sono a La Défense erano ancora in ottimo stato, si possono osservare i titoli di due brani del gruppo musicale Sprung Aus Den Wolken: Pas attendre e Que pas, quest’ultimo visibile a La Défense.

I frammenti presenti a La Défense, con i titoli di due brani del gruppo musicale Sprung Aus Den Wolken: Pas attendre e Que pas
Fotografia riprodotta per gentile autorizzazione di Kiddy Citny (Courtesy Kiddy Citny)

Il Muro in Italia

Numerosi frammenti del Muro sono ormai sparsi per il mondo, presenti in collezioni private o esposti all’aperto. In Italia, due sono i siti in cui si possono vedere:

  • nei Giardini Vaticani, un frammento comprato all’asta nel 1990 dall’italiano Marco Piccininni che lo donò nel 1994 al Vaticano. Il frammento rappresenta una parte della Chiesa di San Michele, che era a Berlino Est e con la costruzione del Muro risultò separata dalla propria comunità che viveva a Berlino Ovest. Nel 1986, l’artista Yadegar Asisi, insieme a Bernhard Strecker, dipinse sul muro un trompe-l’oeil che raffigurava la chiesa, dando così l’illusione che non ci fosse il muro che ne impediva la vista
  • nel Comune di Spilamberto (MO). Citando Il Periodico d’informazione dell’Amministrazione Comunale (novembre 2009): “Sono arrivati nel 2008 a Spilamberto sette pezzi del Muro di Berlino. Un giovane spilambertese, Carlo Accorsi, li ha acquistati e il Comune si è fatto carico del loro trasporto dalla Germania. Oggi quattro di questi blocchi sono di proprietà del Comune. Ogni blocco è alto 360 cm, largo 120 ed ha un peso di circa 2750 kg. Tre blocchi sono stati collocati all’interno del parco dell’antica Rocca Rangoni, con una cerimonia che si è svolta l’8 novembre, in occasione del ventennale della caduta del muro (il 9 novembre)”.

Il Muro nel mondo

Se volete vedere frammenti del Muro di Berlino sparsi per il mondo, vi consigliamo questa interessante rassegna fotografica, realizzata da fotografi dell’Agenzia Reuters.

Siete a Parigi e volete vederne uno? Prendete la Metro, scendete alla fermata Porte de Versailles, e lo potete vedere davanti al Parco delle esposizioni oppure addirittura senza spostarvi, e se volete con qualche informazione in più.

Un’altra vista dei frammenti de La Défense.

Un'altra vista dei frammenti de La Défense
Fotografia tratta dal sito http://www.kuzdas.eu/galerie.html, riprodotta per gentile autorizzazione di Heinz J. Kuzdas (Courtesy Heinz J. Kuzdas)

 

Igor Mitoraj - Tindaro

Igor Mitoraj a La Défense

Igor Mitoraj

Il 6 ottobre 2014, è mancato all’età di 70 anni lo scultore Igor Mitoraj, esponente significativo dell’arte contemporanea alla quale è riuscito a dare una dimensione in un certo modo classica. E’ l’artista maggiormente presente a La Défense dove sono installate quattro sue opere.

Nato il 26 marzo 1944 a Oederan (Germania) da madre polacca e padre francese, inizia i suoi studi artistici con la pittura. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Cracovia, dove è allievo di Tadeusz Kantor, e partecipa ad una prima mostra collettiva alla Galleria Krzysztofory di Cracovia nel 1967.

Su consiglio di Kantor, si trasferisce a Parigi nel 1968 dove si iscrive a l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts. Dopo un soggiorno in Messico e una mostra personale nel 1976 presso la Gallerie La Hune di Parigi, abbandona la pittura per dedicarsi alla scultura. Riceve nel 1976 il Prix de la sculpture de Montrouge, il Premio per la scultura della città di Montrouge. Apre uno studio a Parigi dove si dedica prevalentemente alla lavorazione del bronzo e della terracotta. Nel 1979, si reca in Toscana, a Carrara e a Pietrasanta, dove il marmo diventerà un elemento fondamentale nella realizzazione delle sue opere.

Innamoratosi della città e del materiale, apre uno studio a Pietrasanta nel 1983. Da allora acquista una fama internazionale e riceve diversi premi partecipando a numerose mostre ed esposizioni internazionali e installando opere in tutto il mondo.

Muore a Parigi il 6 ottobre 2014.

L’opera di Mitoraj

Spesso monumentali e installate all’aperto, le sculture di Mitoraj hanno per tema principale il corpo umano, anche se raramente nella sua interezza. I suoi personaggi rappresentano esseri umani veri e propri o soggetti mitologici, a volte anche di una mitologia inventata dall’artista. Opere che ricordano le statue antiche, per le loro proporzioni perfette e anche per l’uso del materiale, ma che se ne differenziano per alcuni tratti caratteristici dell’artista: la rappresentazione di un solo dettaglio o frammento (una testa, un piede) o la presenza di ferite e lacerazioni o ancora i corpi avvolti in bende oppure troncati e dall’interno vuoto, a volte anche screpolati.

Altra particolarità ricorrente è la presenza all’interno della scultura di altre piccole sculture, una sorta di personaggi nel personaggio.

Ognuna delle sue opere si può dire unica, anche quando sono ripetute, in quanto i vari esemplari differiscono per il materiale adoperato o per la patina diversa che l’artista conferisce ad ogni singola opera.

Igor Mitoraj a La Défense

E’ a partire dall’inizio degli anni ’80 fino all’inizio degli anni 2000 che verranno installate quattro delle sue opere nel museo all’aperto de La Défense: Le Grand Toscano, Tindaro, Ikaria e Icare. Una presenza significativa fra le opere d’arte del quartiere.

Le Grand Toscano

Igor Mitoraj - Le Grand Toscano - La Défense
Igor Mitoraj – Le Grand Toscano – La Défense

Realizzato nel 1983, Le Grand Toscano è stato installato lo stesso anno ed è visibile ai piedi della Tour Areva (ex Tour Fiat, ma di questo vi racconteremo in un altro articolo). Un busto tagliato a metà, senza braccio e con la testa troncata poco sopra la bocca. All’altezza del cuore, in una nicchia quadrata, una piccola testa scolpita. Questa opera di bronzo è appoggiata su una base di granito e accompagnata da quattro forme geometriche dello stesso granito.

Un altro Grande Toscano, familiarmente chiamato “Petto a metà”, con un allestimento e una patina diversi, è installato in piazza del Carmine a Milano.

Tindaro

Igor Mitoraj - Tindaro - La Défense
Igor Mitoraj – Tindaro – La Défense

Realizzata e installata nel 1987, Tindaro è la scultura di Mitoraj che ha la migliore ambientazione a La Défense. Posta davanti allo stabile KPMG, dalla facciata curva, la scultura sembra circondata da quest’arco di cerchio del quale sembra proprio segnare il centro.
Ma chi è Tindaro?
Nella mitologia greca, Tindaro è stato il re di Sparta e ha sposato Leda, donna di cui si innamorò Zeus. Leda ebbe dal marito Tindaro e insieme da Zeus – travestito da cigno – quattro figli: Castore, Polluce, Elena e Clitennestra. La leggenda non è unanime nel dirci quali siano figli del dio e quali di Tindaro.

L’opera rappresenta una testa monumentale in bronzo, tronca e sfregiata. Nell’interno, visibile da dietro, sono presenti alcune piccole sculture fra le quali una gorgone.

Ikaria

Igor Mitoraj - Ikaria - La Défense
Igor Mitoraj – Ikaria – La Défense

Creata nel 1987 e installata nel 2000 davanti alla Tour Technip, la scultura presenta una donna alata, senza testa. Contrariamente a Icaro (la quarta opera di Mitoraj presente a La Défense che non ha né ali né braccia), Ikaria ha le ali e sembra destinata a prendere il volo, non fosse per questa mano che le stringe una caviglia, come per impedirle di commettere lo stesso errore di Icaro. Anche in questa scultura, una nicchia scavata in un’ala ospita una piccola testa scolpita.
Ma chi è Ikaria?
Sembra non sia né la sorella né la moglie di Icaro, né faccia parte della mitologia classica, ma sia un personaggio inventato da Mitoraj in una sua personale mitologia. Il nome richiama quello dell’isola greca di Ikaria, così chiamata perché Icaro sarebbe caduto nelle vicinanze.

Icare

Igor Mitoraj - Icare - La Défense
Igor Mitoraj – Icare – La Défense

Creata e installata nel 2001, questa statua di Icaro (chiamata a volte Colosse) è situata ai piedi della Tour Egée. Icaro è un noto personaggio della mitologia greca, figlio di Dedalo e di una schiava greca.
Minosse, re di Creta, fece costruire da Dedalo, abile architetto e inventore, un labirinto per nascondere il Minotauro, creatura mostruosa mezzo uomo e mezzo toro. Per impedire che Dedalo ne svelasse il segreto, Minosse lo fecce rinchiudere nel labirinto insieme a Icaro. Per fuggire, Dedalo costruì due coppie di ali con delle penne e le attacco alle loro braccia con della cera. Malgrado le raccomandazioni del padre, Icaro si avvicinò troppo al sole, facendo così fondere la cera. Icaro morì precipitando in mare.

Le principali esposizioni

Igor Mitoraj ha partecipato a numerose esposizioni, ad esempio quelle della Biennale di Venezia nel 1986, della New York Academy of Art nel 1989, del Bristish Museum di Londra nel 1995 e del Musée Olympique di Losanna nel 2001.

Ma vanno ricordate in modo particolare, non soltanto per le opere esposte ma anche per la bellezza dei luoghi, due recenti esposizioni che si sono svolte in Italia:

  • Nel 2011, nella Valle dei Templi di Agrigento in Sicilia, parco inserito fra i Patrimoni dell’umanità dell’Unesco, dove erano esposte 18 opere monumentali, personaggi mitologici fra i quali Venere, Icaro, Ikaria, Eros, Centauro, ambientate fra i monumenti dell’antica Grecia
  • Nel 2012, a Ravello, sulla Costiera Amalfitana, dove l’auditorium progettato da Oscar Niemeyer faceva da sfondo ad una parte delle opere monumentali, mentre altre erano esposte di fronte al Duomo e nei giardini di Villa Ruffolo.

Mitoraj in Italia

Alcune opere di Mitoraj si possono vedere in Italia, fra le quali:

  • Roma: le porte di bronzo della basilica Santa Maria degli Angeli e dei Martiri (2006)
  • Roma: la Dea Roma (1983), Piazza Montegrappa
  • Milano: Grande Toscano (1986), Piazza del Carmine
  • Firenze: Tindaro Screpolato (2002), Giardino di Boboli.

Va detto che La Défense non è l’unico quartiere degli affari ad avere un museo all’aperto. E non è l’unico ad esporre opere di Igor Mitoraj. In uno dei quartieri finanziari di Londra, Canary Wharf ve ne sono tre: Testa addormentata (1983), Centauro (1984) e Centurione I (1987).

Canary Wharf Canary Wharf Canary Wharf
Dopo aver visitato La Défense, ma solo dopo, perché non fare un salto a Canary Wharf?
L'araignée rouge (Il ragno rosso) di Alexander Calder a La Défense

Il ragno rosso de La Défense (L’araignée rouge)

L’araignée rouge de La Défense

Cosa c’è di più leggero di un ragno, che può camminare sulla sua tela senza spezzarla?

Ma non tutti i ragni sono uguali.

L'araignée rouge (Il ragno rosso) di Alexander Calder a La DéfenseUna delle sculture-simbolo de La Défense è quella chiamata L’araignée rouge (Il ragno rosso), che pesa ben 75 tonnellate, per un’altezza di 15 metri. 75 tonnellate di acciaio e vernice rossa, opera dello scultore americano Alexander Calder. Non potete non vederla: uscendo dalla stazione La Défense della metropolitana o del RER, scendendo lungo l’Esplanade, la incontrate sulla sinistra.

Alexander Calder

Alexander Calder è nato nel 1898 negli Stati Uniti, e dopo essere diventato ingegnere e aver fatto lavori di vario genere, decide di dedicarsi alla carriera artistica. Nel 1926 si trasferisce a Parigi dove conosce personalità come Joan Miró, Jean Cocteau, Man Ray, Robert Desnos, Fernand Léger, Le Corbusier, Theo van Doesburg e Piet Mondrian. Nel 1953 trasloca a Saché, piccolo villaggio a sud di Tours, nel centro della Francia, dove successivamente costruisce un suo studio, oggi trasformato in una residenza d’artista: l’Atelier Calder.
La sua prima opera di rilievo fu Il Circo Calder, un circo in miniatura costruito in fil di ferro, stracci, gomma e vari materiali di recupero (oggi al Whitney Museum di New York) che lui stesso manovrava in diversi spettacoli in Europa e in America con notevole successo.

Calder che manovra il suo Circo, in un film del 1955 di Jean Painlevé

Quest’opera ha segnato l’inizio dell’attività di Calder nell’arte cinetica, filone artistico che nasce all’inizio del ventesimo secolo e introduce il movimento nell’opera d’arte, sia esso reale grazie a parti in movimento oppure provocato da effetti ottici.

Mobiles e stabiles

Ad aver reso famoso Calder, sono però le sue sculture in movimento, che pur composte da pesanti lastre d’acciaio si animano al minimo soffio di vento, dando un’impressione di estrema leggerezza. Sculture note come mobiles, dal nome che gli attribuì l’artista francese Marcel Duchamp.

Alexander Calder - Spirale - Palais de l?UNESCO - Paris
Alexander Calder – Spirale – © Droits réservés – © Photo: UNESCO/M. Claude

Uno di questi – Spirale, 2 tonnellate di acciaio nero, per 12 metri di altezza – si può vedere nel giardino del Palazzo dell’UNESCO, nel centro di Parigi.
Ma L’araignée rouge non è certo un mobile! Rientra in un’altra famiglia di opere artistiche di Calder, dove la leggerezza e l’eleganza non sono nel movimento ma nella forma, i cosiddetti stabiles, dal nome che un altro artista, Jean Arp, gli ha dato proprio in contrapposizione con i mobiles. E per essere stabile, Il Ragno Rosso è stabile!

Alcuni di questi stabiles hanno fra di loro un’aria di famiglia.

Alexander Calder - Flamingo - Chicago, USA
Alexander Calder – Flamingo – Chicago, USA – © City of Chicago, USA

L’araignée rouge che vediamo a La Défense viene spesso collegata ad un’altra opera dell’artista, Flamingo (Fenicottero) installato nella Federal Plaza di Chicago, che pesa “solo” 50 tonnellate ed è alto 16 metri.

Uno stabile posto davanti al World Trade Center di New York, Bent Propeller, è stato distrutto nell’attentato dell’11 settembre 2001.

Come è stata realizzata L’araignée rouge?

Calder ha costruito un modello in lamiera sottile, di pochi centimetri di altezza. Successivamente, sono stati preparati i piani esecutivi in scala dell’opera ed infine l’impresa Biémont, di Tours, specializzata nella carpenteria pesante, ha realizzato le diverse parti della scultura, poi trasportate e assemblate a La Défense. L’impresa Biémont, che ha vissuto momenti di gloria dal 1962 al 1977 realizzando la maggior parte degli stabiles di Calder, oggi non esiste più: non resistendo alla crisi e ha cessato l’attività nel 2011.

Calder in Italia

Mentre numerose sono le opere di Calder esposte negli Stati Uniti e in Francia, solo due sono visibili in Italia. La prima è Teodelapio, davanti alla stazione ferroviaria di Spoleto. La seconda, Sabot, è forse un po’ meno facile da vedere: installata nel giardino di Villa Taverna, residenza dell’ambasciatore americano a Roma, è stata temporaneamente rimossa per essere restaurata. Ma potete vedere l’opera in fotografia, addirittura vicino al Segretario di Stato John Kerry in marzo 2014.

La posizione de L’araignée rouge à La Défense è stata scelta da Calder stesso, al momento dell’installazione nel 1976, anno della sua morte avvenuta a New York.

Quest’opera è una delle tante presenti a La Défense che vi racconteremo negli articoli che dedichiamo all’arte.

Atila - Le sculpteur de nuages (1972)

La Défense: quartiere degli affari o dell’arte?

Arte? Avete detto arte? La Défense è il quartiere degli affari di Parigi! Cosa c’entra l’arte?

Della storia de La Défense vi racconteremo in successivi articoli, ma possiamo considerare il 1958 come il suo anno di nascita con la creazione, ad opera dello Stato francese e degli enti locali coinvolti, dell’EPAD – Établissement public pour l’aménagement de la région de la Défense. La missione di questo “Ente pubblico per la sistemazione della zona de La Défense” è la realizzazione e promozione di un quartiere degli affari per Parigi, ad ovest della capitale.

Da allora inizia una trasformazione del quartiere nella quale certo non c’è posto per l’arte ma soltanto per la costruzione di grattacieli. E’ soltanto dall’inizio degli anni ’70 che si decide di promuovere il quartiere e di aumentarne l’attrattiva coinvolgendo l’arte contemporanea.

Arte promossa inizialmente da commesse e acquisizioni pubbliche,  integrate successivamente da interventi privati. Commesse che avranno un respiro internazionale e coinvolgeranno numerosi artisti contemporanei francesi e internazionali.

La scultura L’oiseau mécanique (L’uccello meccanico) dell’artista greco Philolaos Tloupas (detto Philolaos), installata nel 1972, inaugurerà la serie delle opere d’arte che negli anni successivi verranno commissionate e dislocate qua e là tra i grattacieli.

Philolaos - L'oiseau mécanique (1972)
Philolaos – L’oiseau mécanique (1972)

La serie è ormai numerosa anche se il numero esatto delle opere installate rimane un mistero: è vero che può cambiare nel tempo per via di nuove installazioni e rimozioni ma anche ad una stessa data le fonti non sono d’accordo, comprese quelle ufficiali. Diciamo per non sbagliare da 60 a 70, alcune monumentali e alcune molto piccole, alcune in bella vista e alcune difficili da trovare, alcune di artisti famosi e altre di autori meno noti. Ma tutte molto interessanti e soprattutto, dislocate come sono in mezzo ai grattacieli, stupende mete di passeggiate in questa enorme zona pedonale che è il quartiere de La Défense. Non si tratta certo del Museo del Louvre, ma vederle tutte richiede un impegno non indifferente.

Arte contemporanea? Qualcuno storcerà il naso ma ricordiamoci che stiamo parlando di opere realizzate a partire degli anni ’70. Molte delle quali sono diventate quasi classiche. Piaceranno quindi (quasi) tutte anche ai più refrattari.

Un vero museo all’aperto che vi racconteremo e nel quale vi proporremo delle passeggiate. Passeggiate fra le opere d’arte ma anche fra le prodezze architettoniche rappresentate da alcuni grattacieli. Non solo, ma anche passeggiate nell’animazione e nella vita di tutti i giorni del quartiere.

Perché La Défense – come recita la frase di presentazione del nostro sito – non è solo il quartiere dell’arte e dell’architettura ma anche degli affari di Parigi.

Seguiteci su questo sito per scoprire insieme La Défense.

Nella fotografia di copertina di questo articolo, Le sculpteur de nuages (Lo scultore di nuvole) dell’artista Atila Biro (detto Atila).